Nuova legge per gli artisti fa scappare Spotify: servizio chiuso in tutta la nazione

La nuova legge sulla remunerazione equa degli artisti ha spinto Spotify a scappare dal Paese: ecco quando verrà chiuso il servizio.

Gli appassionati di musica in questi anni hanno beneficiato dell’evoluzione tecnologica e dell’approdo di piattaforme streaming che danno un accesso illimitato alla musica esistente sul mercato. Oggi infatti è possibile ascoltare qualsiasi artista e qualsiasi brano ovunque – a patto di avere una connessione internet funzionante – e senza dover necessariamente pagare.

Spotify abbandona un Paese
Spotify abbandona un’intera nazione – Tecnozoom.it

A fare la voce grossa in questo nuovo mercato di diffusione della musica è Spotify (esistono dei servizi alternativi ma non hanno lo stesso appeal e la stessa profondità di cataloghi), piattaforma in cui gli utenti devono semplicemente sottoscrivere delle condizioni necessarie ad aprire un account per usufruire della musica che desiderano.

Il piano base, quello gratuito, prevede l’interruzione pubblicitaria ogni tot di brani, ma è possibile eliminare le fastidiose pubblicità pagando un abbonamento mensile che comunque ha un costo decisamente inferiore del dover acquistare i singoli brani o gli album di tutti gli artisti che ci piacerebbe ascoltare.

Spotify non accetta le nuove condizioni: l’approvazione della legge fa scappare il gigante tech

Insomma un vantaggio enorme per i consumatori, ma anche per la maggior parte degli artisti. Chi ha già una ricca fanbase può incrementare ulteriormente i proventi derivanti dagli ascolti, mentre chi vuole emergere ha un pubblico potenzialmente sterminato e una chance in più per emergere.

Spotify abbandona il Paese
Dal 1 gennaio 2024, Spotify non sarà più disponibile in Uruguay – tecnozoom.it

Ci guadagnano tutti dunque? Non esattamente. Emergere nel mezzo di così tanti artisti e di una proposta così ampia è davvero complicato, inoltre i guadagni per chi ha pochi ascolti ed è all’inizio sono esigui e non permettono certo di costruire una carriera se non si ottiene maggiore visibilità.

Probabilmente questo aspetto della piattaforma ha spinto il governo uruguaiano ad approvare una legge sulla remunerazione degli artisti che obbliga Spotify ad aumentare i loro introiti. Già a luglio, quando la proposta di legge è giunta in parlamento, il colosso della distribuzione musicale aveva minacciato di lasciare il Paese, sostenendo che i nuovi termini imposti dal governo non fossero chiari.

Dopo la notizia dell’approvazione della legge, Spotify ha mantenuto la propria posizione ed ha annunciato che a partire dal 1 gennaio del 2024 gli utenti uruguaiani non potranno più usufruire del servizio:Spotify paga già il 70% di ogni dollaro generato dalla musica– si legge nel comunicato dell’azienda – alle etichette discografiche e ai produttori che detengono i diritti delle canzoni, rappresentano e pagano cantanti e songwriter.

Aggiungere dunque qualsiasi altra percentuale sarebbe controproducente per l’azienda, che in quel caso non otterrebbe profitto dall’offrire il servizio. Insomma Spotify cura i propri interessi e non vuole perdere profitto a causa di una legge che ritiene iniqua, quindi conclude scrivendo: “Siamo orgogliosi di essere i principali creatori di guadagno, avendo contribuito a generare più di 40 miliardi da quando abbiamo iniziato. Nel solo 2022, l’industria musicale uruguaiana è cresciuta del 20%“.

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